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Curve nel bosco, foglie e ricci di castagne

La moto è un oggetto che ti da la possibilità di provare tante emozioni diverse.

Nell’enorme calderone che le contiene tutte, ce ne sono almeno un paio che amo particolarmente: la soddisfazione che regala il percorrere una bella strada tortuosa ed il senso di libertà che da trovarsi in mezzo ad un bosco multicolore, magari con l’asfalto ricoperto di foglie e lontano dalla civiltà.sella_titolo_asfalto

Proprio durante uno dei miei ultimi giri dello scorso anno, deciso a trovare un pò di mood autunnale, punto ancora una volta le ruote nel cuore della Basilicata, verso una zona che sembra avere le carte in regola per regalarmi le sensazioni che sto cercando.

Così, malgrado previsioni meteo incasinate e poco favorevoli mi metto in marcia per raggiungere la valle del Sinni, Senise in particolare, il paese dei pipi cruschi, sulle rive del bellissimo lago di Monte Cotugno, da cui parte l’itinerario che ho in mente. Che poi in realtà basterebbe la visione del lago a riempire la mente di colori e sensazioni positive ma…questo è un altro discorso.lago_senise_turchese

La vecchia SS104 scorre tranquilla sotto le ruote della mia moto. Con il motore sempre sottocoppia, affronto le innumerevoli curve che in pochi chilometri mi portano quasi a mille metri, sul crinale montuoso dove sorge il piccolo paese di Fardella. Una monumentale quercia mi accoglie. Per ora, splende un bel sole.fardella_quercia

Alla ricerca di un posto dove mangiare il panino che ho acquistato a Senise, prendo una stradina che ha tutta l’aria di salire ancora. Mi trovo immerso in un querceto, l’asfalto si stringe e si ricopre di muschio e foglie. Una volpe mi attraversa la strada.fardella_motoAd un certo punto noto un sentiero e lo imbocco. La Bandit non è un’Africa Twin,ma da buon biker mi alzo in piedi sulle pedane e facilmente arrivo ad un belvedere: la pace ed il silenzio che regna quassù è assoluta. Intorno non c’è niente, solo bosco, la moto sul suo cavalletto, il fiume Sinni settecento metri più in basso, in fondo alla scarpata. Mentre mangio con calma il mio panino osservo le montagne del Pollino, le cime ricoperte dalle nuvole: a guardare bene il sole è diventato un pò pallido, e ste nuvole non sono mica tanto rassicuranti…sarà mica che qua è meglio se lo finisco, sto panino, e riprendo l’asfalto? Se il sentiero si dovesse infangare, sono cavoli!belvedere di fardella

Faccio dietro front, mentre ridiscendo mi godo il panorama, con il bosco multicolore inframezzato dalle sagome dei piccoli paesi di cui è disseminato. Abbandono presto la vecchia SS104 per prendere la provinciale della Sella del Titolo. C’è un distributore…abbandonato, ma tanto non ho di questi problemi, con un pieno vado e torno da casa…

La strada, tortuosa, è anche bella: mi diverto a pennellare le curve in sequenza, come sempre col motore sottocoppia che sibila mezzo addormentato. Arrivo così a Teana, piccolo paese posto in posizione panoramica, veramente bello.sella_titolo2

Sono talmente preso dalla strada che dimentico di fermarmi per il caffè! Fa niente, se ricordo bene fra qualche chilometro dovrebbe esserci un altro piccolo paesino. Magari trovo anche un bar aperto.

Intanto la strada continua a districarsi nel bosco, l’asfalto nero è ornato da un mare di foglie. Sarà anche scivoloso, sarà quel che volete, ma è bellissimo e mi sto divertendo un mondo: il motore continua a sibilare sottocoppia mezzo addormentato, svegliandosi di tanto in tanto quando do un colpetto di gas in scalata. La moto sèguita su traiettorie tondeggianti, senza scomporsi sulle foglie o in frenate che non avvengono. In stato di grazia transito sul vecchio ponte del torrente Serrapòtamo, dopodichè la strada inizia a salire a stretti tornanti. Arrivo a Calvera, altro minuscolo borgo di 350 anime. Antichi palazzi riccamente decorati mi danno il benvenuto.calvera_2Mai ti aspetteresti di trovare qui, nel nulla, un borgo cosi ben curato, ma a quanto vedo sono tutti così, ognuno con la sue peculiarità. Chiaromonte, Fardella con le loro enormi querce e parchi, Teana con le sue viuzze e i suoi panorami, Calvera con la sua elaborata architettura. Intanto ho parcheggiato davanti al bar, senza neanche sfilare le chiavi dal quadro.

Scambio due chiacchiere con un vigile, unica persona in giro per il paese a quest’ora, ben sorpreso di vedere un forestiero di sabato, ad autunno inoltrato. Scambio altre quattro chiacchiere anche col proprietario del bar, scopro che lavorava al mio paese e mi racconta qualcosina sul suo. Lo saluto promettendomi di ritornare a trovarlo, e portare un pò di movimento in questo angolino di Basilicata che se lo merita veramente.calvera

Riparto. La strada continua a salire, adesso in maniera decisa. Dopo poco mi trovo in cima ad una montagna, dietro una curva un enorme acero mi abbaglia con le sue foglie rosse, quasi fluorescenti. Impossibile non fermarsi.sella_titolo_acero

Presto il bosco torna ad infittirsi, le querce cedono il passo ai castagni. Per strada continuo a non incontrare nessuno, nemmeno una macchina. Le curve si susseguono senza sosta, adesso quasi completamente ricoperte dalle grandi foglie e dai ricci schiusi (è un po tardi per raccoglierle, difatti qualcuno ha gia provveduto!). Siamo in prossimità del Valico della Sella del Titolo.

bivio_Roccanova_ricciIl (sommesso, per la verità) rumore della mia moto adesso è sovrastato dallo scrocchio delle foglie sotto le ruote. Apro la mentoniera del casco per sentire meglio e cerco il bordo della carreggiata per sollevarle in aria con la ruota posteriore, come si faceva da piccoli con la bicicletta.  Tutto ciò è bellissimo!

Continuo così per qualche chilometro. Abbasso ancora la già minima velocità, ci sono cosi tante foglie che si rischia pure di finire per terra. Man mano che scendo il bosco si apre e la strada ritorna pulita, restando sempre molto tortuosa, fino ad arrivare a Roccanova.sella_titolo_bivio_roccanova

Anche quando credi di conoscere bene un luogo, capita che questo riesca a sorprenderti, tirando fuori dal cilindro qualcosa di nuovo e sorprendente. Il bosco del Titolo ne è un chiaro esempio, a patto che si sappiano apprezzare le cose semplici: qui non c’è niente che lasci a bocca aperta, non c’è nessun effetto wow: ci sono solo tanta natura, tanti colori, tanta pace e tante curve. E scusate se è poco!

P.S. ovviamente dal cielo non è scesa neanche una goccia d’acqua. Meno male, come sempre non avevo nemmeno l’ombra di un’antipioggia con me!